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Visita al museo Gortani

4 Nov 2015

Visita al museo Gortani

 

 

Il 27 otfoto 1tobre siamo andato al Museo Gortani di Tolmezzo. La maestra ci voleva far conoscere qualcosa di più sui giochi che usavano i bambini di una volta.

Alle 9.45 siamo partiti verso il museo e quando siamo arrivati abbiamo conosciuto la guida. In realtà la conoscevamo già: si chiamava Ilaria. Lei ci ha riconosciuti perché l’anno scorso siamo andati a trovarla. Così ci siamo ripresentati perché lei fa la guida ad altri bambini, per questo non si ricordava i nostri nomi.

Subito dopo abbiamo visitato alcune stanze, la prima era la stanza dei dipinti. Il primo quadro che abbiamo visto era della famiglia Leschiutta di Zuglio. Si capiva che era una famiglia ricca, avevano cinque bambini e la mamma aveva molti gioielli come le figlie. Le bambine avevano i vestiti della stessa stoffa che aveva la mamma e Ilaria ci ha detto che quando alla mamma non stavano più, cuciva alle figlie, con la stoffa del suo vestito, un vestitino. I bambini avevano in mano la frutta, i fiori, i libri e i gioielli. Ilaria ci ha detto perché: il frutto ha dentro il seme che poi farà crescere un’altra pianta, così come i bambini cresceranno e faranno nascere altri bambini, per cui i bambini erano il “frutto” della famiglia. Il libro invece dimostrava che andavano a scuola. Lì vicino abbiamo visto un altro quadro di un nonno e di un nipote e abbiamo osservato che il nonno aveva un orecchino e il nipote uno uguale. Ilaria ci ha spiegato che quando nasceva il primo nipote, il nonno, che per tutto quel tempo aveva conservato l’orecchino, lo dava al nipote.

Poi siamo entrati in cucina e abbiamo visto una seggiolina particolare. Ilaria ci ha detto che loro facevano la pipì fuori e quando faceva freddo usavano la seggiolina che aveva un buco e sotto un vasino per fare pipì e cacca. In cucina si lavavano: c’era una tinozza con sotto un grande vaso e dentro la tinozza ci mettevano l’acqua.

Più tardi siamo entrati nella stanza abiti dove c’erano scarpe, dalbides calzini. Le bambine a sette anni cominciavano a ricamare e ricamavano l’alfabeto, anche se non sapevano leggere.

Siamo poi entrati nella stanza delle maschere dove c’era un gioco. Ilaria ci ha detto che si chiamava “Burul” e che veniva usato in osteria dagli adulti.

Successivamente siamo entrati nella stanza religiosa, abbiamo visto una culla battesimale e Ilaria ci ha raccontato che quando nasceva un bambino dovevano farlo battezzare subito così lo mettevano in questa culla perché non prendesse freddo, non si ammalasse o non morisse.

C’erano, lì vicino, anche gli scapolari e le “scraçules”. Gli scapolari servivano a metterci un santino, un po’ d’ulivo e un po’ di sale. Il sale serviva ad allontanare le streghe e il diavolo, invece le scraçules servivano per la settimana santa, si suonavano due o tre volte al giorno per chiamare la gente a messa.

Poi siamo entrati nella stanza da letto e abbiamo visto la culla col velo, che serviva per riparare il bambino da tutti gli insetti; c’era anche la culla da trasporto, che serviva per portare i bambini al lavoro.

Al centro della stanza c’era il letto a scomparsa, mettevano i bambini dentro il letto e, una volta svegli, lo nascondevano sotto il letto dei genitori.

Siamo entrati infine in laboratorio e abbiamo giocato con il Burul e il Nichil. Le regole del Burul erano: c’era il filo che dovevi avvolgere alla trottola che poi girava nelle casette e vinceva chi faceva più punti. Le regole del Nichil erano: c’era una specie di trottola con in mezzo un quadrato; vi farla girare e quando si fermava dovevi guardare cosa c’era sul lato alto. Il primo lato del quadrato aveva la lettera P che voleva dire “perdi tutto”, poi la A che voleva dire “perdi un premio”, la T che voleva dire “prendi tutto” e la N che voleva dire “niente”.

Mi è piaciuto molto andare al museo perché il laboratorio era divertente e vorrei tornarci.                                                                        Sofia Mazzolini

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