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Una formula pericolosa

4 Mag 2016

Una formula pericolosa

Quest’anno anche la nostra prima secondaria di primo grado ha partecipato al concorso “Tiziano Terzani”. Il tema da sviluppare era: “Di cosa dobbiamo avere paura?”. Dopo averne discusso in classe i ragazzi hanno costruito il breve racconto pubblicato di seguito.
Purtroppo non è stato scelto dalla giuria, ma è comunque stato bello partecipare e cercare di trasmettere le nostre idee in merito allo spunto che il concorso dava ai partecipanti.

“UNA FORMULA PERICOLOSA”

Udine, aprile 2016. È una normale mattinata di scuola; in una terza media l’insegnante di scienze sta spiegando le immense possibilità che le scoperte scientifiche offrono al genere umano, non dimenticando di accennare anche a eventuali risvolti negativi.
A questo punto della lezione, Sergio, figlio di un noto scienziato, comincia a lavorare di immaginazione…
Era una tranquilla serata di primavera. Stavo guardando la televisione in salotto; papà, da poco rientrato dal laboratorio, era in cucina che paralava con mia madre. Il suo tono preoccupato mi distolse dalla trasmissione e potei distinguere alcune parole:<>.
Dopo un po’ la mamma mi chiamò per la cena, che consumammo in un insolito silenzio, in un’atmosfera che non era quella cui ero abituato; il papà, che di solito è molto loquace e mi chiede sempre della scuola, non disse una parola. Finito di cenare, la mia mamma mi chiese di andare di sopra, perché lei e il papà dovevano parlare di una certa questione, ed io, sempre più in ansia, obbedii. Salii nella mansarda che il papà, nel tempo libero, aveva adattato a stanza da gioco e palestra tutta per me, mi sedetti sulla poltrona e iniziai a sfogliare una rivista, ma senza prestarle attenzione.
A un tratto sentii suonare il campanello, mi affacciai e vidi Flavio, il collega di mio padre che veniva fatto accomodare; in quel momento, cinque individui robusti e armati sbucarono dai cespugli e si infilarono in casa. Senza pensarci un attimo, uscii sulla tettoia e, come avevo fatto altre volte per gioco, saltai sul vecchio tiglio, scesi sul retro e mi nascosi sotto la finestra del salotto da dove potei vedere e sentire qualcosa che mi spaventò a morte. Mio padre chiese a Flavio cosa volesse e chi fossero gli uomini che erano con lui; il suo collega rispose di esser stato pagato profumatamente per farsi consegnare la formula del virus mortale che mio padre aveva scoperto per caso e di cui nessuno oltre a loro due sapeva. Mio padre gli disse:<> fu allora che, quello che sembrava essere il capo di quegli uomini, forse iraniani, intervenne dicendo:<>. Subito dopo ordinò a uno dei suoi di salire a cercarmi. A quel punto, spaventato e preoccupatissimo per mamma e papà, decisi di scappare e cercare aiuto; iniziai a correre e, quando fui alla fine della strada, mi voltai, vidi che l’energumeno si era affacciato alla finestra e mi aveva visto. Con un solo agile balzo fu ai piedi della tettoia e mi fu alle spalle; corsi più forte che potei e m’infilai in una via gremita di persone. Chiesi aiuto a un distinto impiegato che usciva da un palazzo, ma quello infastidito mi disse:<>, provai a fermare due signore ben vestite che uscivano da un salone d’estetista, ma loro finsero di non vedermi, mi fermai a riprendere fiato e vidi che il malintenzionato stava arrivando, mi girai per scappare, quando mi sentii afferrare e venni trascinato in un vicolo; un braccio mi teneva forte per il petto e una mano scura mi tappava la bocca, il cuore mi batteva all’impazzata. Da quella posizione non potevo vedere chi mi aveva preso, ma vidi il mio inseguitore passare dritto lungo la via; fu a quel punto che la mano si allontanò piano dalla mia bocca e io, anziché urlare, chiesi:<>, anche il braccio mollò la presa, mi girai e mi trovai davanti un uomo alto dall’aspetto mediorientale che mi disse:<>. Io raccontai a Mohamed quello che mi era capitato e lui si offrì di caricarmi sul suo taxi e di portarmi da un suo caro amico, ispettore di polizia per raccontargli quello che stava succedendo. Passando per il vicolo raggiungemmo l’auto e partimmo, strada facendo presi coraggio e gli chiesi come mai proprio un extracomunitario e per di più islamico mi stesse aiutando, lui senza scomporsi mi spiegò che, anche se la gente, accecata dall’ignoranza, giudica tutti i mussulmani dei terroristi, in realtà i terroristi sono ben pochi e che in ogni cultura e nazione esistono uomini malvagi e persone che credono nella pace e nella fratellanza. Capii allora che mio cugino, la cui unica fonte di conoscenza era Face book, mi aveva trasmesso un’idea molto sbagliata e fui grato a Mohamed per il suo aiuto, in quel momento compresi davvero la frase evangelica che ci definisce tutti quanti fratelli.
Arrivati al commissariato, l’ispettore ascoltò le mie parole e, senza perdere un attimo, mandò diverse autopattuglie a casa mia che fu circondata. Dopo alcune ore di trattative i cattivi si arresero e furono arrestati assieme al disonesto Flavio. Io potei abbracciare i miei genitori che erano spaventati, ma fortunatamente sani e salvi.
Noi alunni della prima secondaria di primo grado abbiamo cercato di ragionare sulla domanda posta nel titolo del concorso e, dalla nostra riflessione, è nato il breve racconto “Una formula pericolosa”. Secondo noi, in questo periodo storico, dobbiamo purtroppo avere paura di molte cose, ma discutendone in classe, abbiamo visto che alcune paure sono più ricorrenti e quindi abbiamo provato a farle emergere lungo la trama del nostro breve racconto: la paura che la scienza superi i suoi limiti portandoci all’autodistruzione; la paura di rimanere da soli; la paura del terrorismo internazionale che però non può e non deve lasciare assolutamente spazio ai pregiudizi razziali o religiosi.
In conclusione, secondo noi la paura più grande è che nella società contemporanea l’egoismo possa prendere il sopravvento, portando l’umanità a guerre di proporzioni spaventose che la spazzerebbero via. Ci auguriamo quindi di riuscire, nel nostro piccolo a crescere nell’altruismo, perché crediamo fermamente che se ognuno di noi contribuirà con un mattone di miglioramento, l’edificio della società tornerà ad apparire come un solido e bellissimo palazzo.

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