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Mi sono proprio rotto le rocce!

22 Giu 2016

Mi sono proprio rotto le rocce!

2 Corre l’anno 2016, per l’esattezza maggio, nonostante sia preso da tutti gli impegni di fine anno, la correzione delle verifiche e interrogazioni finali, non può non passarmi per la testa il terremoto del ’76. Il terremoto, come purtroppo ben noto, ha lasciato un segno e scritto una pagina buia della storia del Friuli Venezia Giulia. Così mi sono sentito in dovere di spiegare che cos’è successo nel ’76, perchè, tenendo conto che i ragazzi delle medie sono nati dopo il duemila, mi sono chiesto:
<< Come vedono il ’76? Probabilmente come il ricordo più o meno nitido di chi, vissuta quell’esperienza in prima persona, ha avuto la pazienza di raccontare loro qualche cosa.
Ho provato a sondare la loro conoscenza con alcune domande, alle quali ho avuto risposte piuttosto vaghe e confuse e così ho sentito forte il desiderio di far sapere loro di più su un evento catastrofico che ha provocato dolore, morte e distruzione.
Per raggiungere questo scopo ho organizzato una mattinata in ricordo del terremoto, approntando una presentazione con la quale ho cercato di far rivivere per quanto possibile le emozioni la paura di quell’anno.
La mattinata è iniziata con l’ingresso degli alunni in teatro; li ho fatti accomodare ai soliti posti, ho spento la luce, ho chiesto loro di lasciarsi guidare durante questo incontro:<>.
Ad un certo punto senza preavviso mentre io continuavo tranquillamente a parlare, ho fatto partire la traccia dell’audio del terremoto…terminato l’audio ho acceso le luci e ho chiesto loro che cosa fosse quel rumore?
I ragazzi sono rimasti incuriositi dal boato, ma soprattutto dalla lunghezza del rumore. Così ho incominciato a descrivere loro il terremoto che ha devastato il Friuli.
Ho poi continuato il discorso con la spiegazione di questo tipo di fenomeno, del perchè avviene, sottolineando il fatto che possa essere più o meno prevedibile..
Per rendere la spiegazione più accattivante mi sono servito di un metodo di descrivere la tettonica a zolle in chiave simpatica suggeritomi da un geologo che mi ha consigliato di paragonare le tensioni interne delle rocce ai nostri stati d’animo: quando non ci sono tensioni noi siamo tranquilli, quando invece sono compresse, noi siamo nervosi, quando invece siamo super arrabbiati, siamo al limite della tensione sopportabile e quando invece non c’è la facciamo più che abbiamo in nervi a pezzi, le rocce si rompono, provocando i terremoti.
Ecco quindi il significato della frase – titolo della mattinata:<>.
La nostra riflessione è andata avanti con un’analisi delle fasi del terremoto, del come e del perchè gli edifici abbino ceduto, danneggiandosi in parte o crollando del tutto. Abbiamo poi parlato di come le famiglie friulane abbiano avuto la forza, il coraggio e la tenacia di reagire a questa immane catastrofe.
Dopo questo evento i Friulani sono sempre stati considerati gente coraggiosa e laboriosa, con una gran voglia di ricostruire per tornare al più presto alla normalità. Per fare questo si è proceduto ad organizzare le tendopoli, le cucina da campo, riaprire immediatamente le fabbriche e le scuole.
untitledCi si è soffermati su numerosi aneddoti riguardanti la vita nelle tendopoli, mettendo così in evidenza la solidarietà ricevuta e un’unione invidiabile della popolazione.
La conclusione si è sviluppata spiegando che sulle carenze del passato sono state studiate le odierne severe normative antisismiche e gli attuali dispositivi di sicurezza.Per chiudere con una nota simpatica e goliardica abbiamo letto anche il fumetto “Silvia e l’orco”, il soprannome dato in friuli al terremoto, nato dalla leggenda di un orco che arrivava la notte seminando paura e devastazione e in seguito rappresentato dalla fantasia di un grafico tolmezzino.

Si ringrazia il geologo A. Bortoletto per la collaborazione tecnica e Giovanni Di Qual per la disponibilità delle immagini de “Silvia e l’orco”.

Il prof. di tecnologia, Paolo Sica

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