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La terza media a Malga Pramosio

4 Ott 2017

La terza media a Malga Pramosio

Alla nostra secondaria la gita di due giorni a Malga Pramosio riservata alla terza media è ormai diventata una bella consuetudine, utile per iniziare bene l’anno scolastico immergendosi allo stesso tempo nel territorio montano in alcuni dei suoi aspetti più caratteristici, quali l’alpeggio, la flora e la fauna alpine.
Anche quest’anno il collegio docenti ha ben volentieri accolto inserito in programma tale attività e il 25 e 26 settembre i ragazzi di terza, accompagnati dai prof. Della Pietra, Romanin e Vidoni hanno passato due giornate all’insegna delle escursioni e del cibo genuino di malga.
Di seguito pubblichiamo le impressioni e le testimonianze dei nostri ragazzi che, organizzati in gruppi, hanno preso in mano la penna per rivivere sulla carta la loro avventura.

“Il 25 Settembre, divisi tra le auto di alcuni gentili genitori e il furgone della scuola, guidato dal professor Della Pietra, siamo partiti dal collegio alle ore 15:30.

Appena arrivati, salutati i genitori, abbiamo sistemato i nostri zaini nelle camere, ci siamo vestiti con abbigliamento adatto all’occasione e siamo partiti alla volta del lago.

Salendo ci siamo fermati presso la roccia del Malpasso dove il prof. Della Pietra ci ha parlato delle portatrici carniche e del sacrificio della giovane Maria Plozner Mentil, uccisa da fuoco nemico proprio in quel posto. Proseguendo la salita, abbiamo avvistato dei camosci sulle creste soprastanti. Arrivati all’incantevole laghetto abbiamo fatto merenda e ci siamo incamminati alla volta della malga. Scendendo, coi nostri schiamazzi abbiamo fatto muovere un capriolo e, più in basso, appena sopra il Malpasso abbiamo fatto involare due galli cedroni.

Arrivati in malga, abbiamo sistemato le nostre cose, ci siamo cambiati e siamo scesi per la cena al ristorante della malga dove ci avevano raggiunti anche don Eros e don Marco.”

Federica Marini, Elisa Golfo, Lorenzo Lucchini e Federico Bassanello.

“Dopo la deliziosa cena in allegria, salutati don Eros e don Marco che rientravano a Tolmezzo, siamo saliti in camerata e ci siamo preparati per la notte. Purtroppo la nostra compagna Nikole si è sentita poco bene, così siamo scesi ad avvisare il prof. Della Pietra che, per poterla meglio controllare, l’ha fatta scendere a dormire al piano inferiore e ci ha pregato di andarcene a dormire tranquilli anche in vista della levataccia. Sceso il professore, è arrivato Marino, il gestore della malga che si è raccomandato di non fare confusione e di evitare di saltare sui letti, avvertendoci che sarebbe risalito a controllare, cosa che poi non ha fatto.

Andato via Marino, erano tanti tra noi a volerlo ascoltare, ma alcuni irriducibili hanno continuato a fare baldoria, rendendo il sonno difficoltoso agli altri con schiamazzi di ogni genere. Qualcuno ha provato a spegnere le luci, ma l’ostinazione di quei pochi disturbatori era davvero forte, infatti hanno acceso le loro torce e le puntavano in faccia agli assonnati e più educati compagni. La situazione è degenerata ulteriormente, quando si è passati a sottrarre i cuscini ai compagni, scatenando per reazione furiose rincorse fra le brande. All’improvviso è arrivato uno dei malghesi che, con un poderoso fischio, solitamente riservato alle mucche al pascolo, ha richiamato la nostra attenzione, pregandoci di non fare troppo chiasso e di non combinare disastri, dopodiché è crollato sul letto per la stanchezza della dura giornata lavorativa e si è addormentato profondamente, incurante del chiasso che i soliti irriducibili continuavano a produrre a loro volta incuranti del riposo altrui.

A un certo punto, il terribile chiasso ha svegliato la professoressa Romanin che dormiva al piano di sotto; quest’ultima è salita e, con piglio autoritario, ha riportato l’ordine e ha costretto la più chiassosa del gruppo a scendere a dormire in una camera libera. Da quel momento la pace è scesa su malga Pramosio, chiudendo definitivamente la memorabile serata.”

Laura Scarsini e Veronica Bano.

“Ci siamo svegliati alle 6 e ci siamo preparati per affrontare la lunga camminata per raggiungere il posto da dove avremmo potuto vedere i cervi in amore e sentirne il possente bramito, verso le 6.30 siamo scesi dalla camerata per fare colazione. Nel frattempo sono arrivate le guardie forestali, che ci hanno fatto da guida per raggiungere la nostra destinazione: forca della Cercevesa. Abbiamo percorso un lungo sentiero sulla montagna. Quando camminavamo, e quindi quando eravamo in movimento, il clima ci sembrava meno freddo rispetto a quando ci siamo fermati; la strada era in salita e un po’ accidentata, ci abbiamo impiegato circa un’ora.

Arrivati a destinazione le guardie forestali hanno tirato fuori il cavalletto per mettere il monocolo, con l’ausilio del quale abbiamo individuato e osservato vari cervi e ascoltato il bramito che riecheggiava nella vallata sottostante, verso casera Ramaz.  A turni li abbiamo osservati dal monocolo perché a occhio nudo non si vedevano, oltretutto vi era la nebbia che si presentava in certi momenti impedendone la visione. I cervi si vedevano grossi, con imponenti corna e una pelliccia marrone. Ci siamo fermati per una mezz’ora abbondante, abbiamo contemplato il paesaggio e abbiamo mangiato il panino  gentilmente offerto dalla malga. Il ritorno è stato meno faticoso perché in discesa; quando siamo arrivati, circa verso le 10, il casaro ci ha spiegato come produrre i derivati del latte.

Verso mezzogiorno siamo tornati nella malga siamo stati un po’ fuori e poi abbiamo pranzato. Dopo pranzo alcuni sono tornati fuori e gli altri sono andati in camera a giocare a “obbligo o verità”, le professoresse hanno approfittato per riposarsi e il professor Della Pietra, appassionato di animali, ha approfittato per fare un ultimo giro e, munito di binocolo dedicarsi a un’ulteriore osservazione. Verso le 16:00, felici per l’esperienza vissuta assieme, siamo partiti e siamo tornati a Tolmezzo.”

Giovanni Battaglia, Anna Nigro, Alessandro Polo.

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