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Incontro con lo scrittore Paolo Morganti

24 Nov 2015

Incontro con lo scrittore Paolo Morganti

IMG_4977Cosa vuol dire svegliarsi e avere una montagna di libri da leggere, correggere e anche da scrivere, sapendo che lo si dovrà fare giorno dopo giorno, mese dopo mese e anno dopo anno? Non lo so. Nella mia vita per il momento esistono altre cose: musica, internet, cellulare e messaggini. Tuttavia, mi è bastato trascorrere un’ora con un vero scrittore per sentir nascere in me nuovi interessi …
Sto parlando di Paolo Morganti, autore ed editore, appassionato soprattutto di gialli. Mi ha fatto capire il vero senso della lettura, che non è solamente un mezzo, per noi ragazzi, per ampliare il proprio lessico, ma anche per divertirci fantasticando. Lo scrittore giovedì scorso, il 12 novembre, si è spinto fin nella capitale della Carnia per parlare a noi studenti della scuola Don Bosco dei suoi ultimi capolavori e della sua vita.
Ha iniziato la sua carriera con i libri di cucina. Poi, qualche anno fa ricevette una telefonata da parte di Carlo Sgolon, che gli chiese di pubblicare la sua autobiografia. A quell’epoca Morganti abitava ancora in Veneto, ma poi, venuto in visita in Friuli, se ne innamorò perdutamente, decidendo addirittura di trasferirsi.
“Arrivato in Friuli, mi sono appassionato alla storia dei benandanti e da lì è nata l’idea per il mio primo libro, “Il giardino dei benandanti”, ambientato nella bassa friulana. I benandanti erano degli sciamani buoni, la cui anima in certi particolari giorni dell’anno usciva dal corpo per andare a combattere contro gli stregoni malandanti. In caso di vittoria, il raccolto sarebbe stato buono, altrimenti ci sarebbe stata la carestia”.
I personaggi principali sono Martino da Madrisio, lo speziale di Varmo, e pre’ Michele, il pievano, che è talmente ingordo da avere non una, ma due fedi: una legata a Dio e l’altra al cibo. “Questo primo libro ha avuto molto successo e quindi sono stato obbligato dal mio editore, cioè me stesso, – scherza Morganti – a scriverne subito un altro.” E’ quindi la volta de “Il calice di San Giovanni”, ambientato a Majano, che narra di come una preziosa reliquia viene salvata da un saccheggio e portata in Italia. “Nel terzo libro, invece, – prosegue l’autore – che è ambientato a Spilimbergo e s’intitola “Il sigillo della strega” descrivo a un certo un affresco che si trova in questa città e ritrae una strega a cavalcioni di un maiale. Pensate che molti abitanti di Spilimbergo non sapevano nemmeno dell’esistenza di questo affresco! Questo succede perché spesso non ci si sofferma sulle bellezze che ci circondano”.
Il quarto volume è “Il bosco del cervo bianco”: qui lo speziale Martino si sposa e durante il banchetto nuziale pre’Michele fa una tremenda indigestione. Per punizione viene mandato per sei mesi a Cesclans in Carnia, dove inizialmente teme di morire di freddo e di fame, ma dopo qualche mese scopre che la Carnia è un posto magnifico, dove tra l’altro si cucinano delle pietanze squisite e le persone sono gentili e amichevoli. In effetti, la particolarità principale dei libri di Morganti è che sono tutti ambientati in un paese del Friuli: l’obiettivo è proprio quello di far conoscere ai lettori le località meno note di questa splendida regione, invogliandoli a visitarle.
Quest’ora trascorsa in compagnia di Paolo Morganti è stata per me piena di emozioni.

di Carlotta Tamussin

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